La competitività stimola, la cooperazione rafforza e la solidarietà unisce

Affamare i greci o unire l’Europa?

Ancora tagli. Meno 25% sulle già striminzite pensioni. Meno 27% agli stipendi dei dipendenti pubblici. Cancellazione della previdenza sociale. Licenziamento di 2000 dipendenti pubblici.
Tirate un sospiro di sollievo, non è l’Italia. E’ la Grecia. Ieri il governo ellenico, infatti, sotto la spinta della troika, ha deciso di tagliare ulteriormente il già minimo stato sociale.
Indubbiamente le cause profonde di questi tagli vengono da una storia di follie finanziarie e di errori politici nel corso degli ultimi 30 anni. Sicuramente questi tagli permetteranno di far sopravvivere l’Euro ed evitare un altro attacco finanziario.
Ma siamo sicuri che questa sia la strada corretta? E’ giusto che gli errori di una classe dirigente siano fatti pesare sull’intera popolazione? L’integrazione europea non era nata per aumentare le condizioni di benessere dei propri cittadini?
Queste domande mi assillano e mi fanno riflettere.
Sono certa che se avessimo salvato la Grecia nel 2009 avremmo speso molti meno soldi e avremmo evitato sia gli attacchi finanziari che le sofferenze quotidiane di tanti concittadini europei ellenici. Si scelse, invece, la via del nazionalismo (soprattutto in Germania) mettendo davanti l’interesse di bottega (elettorale) all’interesse generale, che è quello dello sviluppo comune dell’Europa. Perchè senza sviluppo comune, come purtroppo le generazioni prima della nostra hanno vissuto sulla propria pelle, il rischio di sprofondare nella barbarie è altissimo.
Affamare i greci (ma anche spagnoli, portoghesi, italiani… e poi via via  tutti) non è la strada giusta nè economicamente (a furia di contrarre la domanda interna dove vogliamo andare?) nè eticamente-politicamente (va contro i principi fondativi dell’Europa comune, indebolendone il progetto e gli stessi principi).
E’ per questo che credo nel rilancio genuino del progetto europeo e nell’approfondimento dell’integrazione il piú rapidamente possibile. D’altronde la crisi greca nel contesto di un’Unione con politiche di bilancio e fiscale effettivamente comuni sarebbe stata assorbita rapidamente e facilmente (e forse non sarebbe mai avvenuta dato che si sarebbero potuti controllare meglio i bilanci ellenici).

Serve fare un passo avanti, serve un’Europa integrata che torni a battersi per quello che è scritto nei Trattati: la costruzione di uno spazio comune di benessere, libertá e pace.

Femminicidio, basta!

Pubblicato su www.peroni.blogautore.repubblica.it

“Aderisco in pieno alla richiesta avanzata dalle donne del Pd ai candidati alle primarie del centrosinistra di promuovere e sostenere ogni occasione di comunicazione e impegno sul tema della violenza contro le donne”. L’ho affermato giovedì ricordando che più volte, nel corso della presentazione del suo programma, ho lanciato la proposta di destinare una parte della somma raccolta per le primarie ai centri antiviolenza per le donne. “Sono molto soddisfatta dell’iniziativa delle parlamentari del mio partito. Occorrono subito gesti concreti e questi gesti devono partire da noi”
La violenza di genere è tra le peggiori vergogne della nostra societá, un limite per lo sviluppo economico ed un attacco continuo al sistema di valori su cui si fonda la nostra società. Eticamente, politicamente ed economicamente non è piú accettabile che questi fenomeni siano combattuti solo a parole. Serve una politica attiva contro le discriminazioni con campagne che partano dalle scuole elementari per educare alle diversità ed al rispetto dell’altro.
Di seguito un video di una canzone sulla violenza di genere in spagnolo. Una canzone che ha avuto un certo successo anche in Italia ma di cui forse non si conosce il testo, che trovate tradotto alla fine di questo post.
Sei apparso in una notte fredda
con una puzza di tabacco putrido e gin
la paura già mi percorreva
mentre incrociava le dita dietro la porta
il tuo viso da bel bambino
se l’è mangiato il tempo attraverso le tue vene
e la tua insicurezza maschilista
si riflette ogni giorno nelle mie lacrime
una volta ancora, no per favore
sono stanca e il mio cuore non può sopportarlo
una volta ancora, no amore mio per favore,
non gridare che i bambini dormono
mi tramuto in fuoco
brucio i tuoi pugni di acciaio
e dal colore scuro delle mie guance
tirerò fuori la forza
per guarirmi le ferite
Cattivo, cattivo, cattivo, cattivo sei
non si danneggia chi si ama, no
tonto, tonto, tonto sei
non crederti migliore delle donne!
il giorno è grigio quando ci sei tu
ed il sole appare di nuovo quando vai via
e la pena del mio cuore
io me la devo inghiottire col fuoco
il mio viso di bambina carina
è invecchiato nel silenzio
ogni volta che mi dici puttana
il tuo cervello diventa più piccolo
una volta ancora, no per favore
sono stanca e il mio cuore non può sopportarlo
una volta ancora, no amore mio per favore,
non gridare che i bambini dormono
mi tramuto in fuoco
brucio i tuoi pugni di acciaio
e dal colore scuro delle mie guance
tirerò fuori la forza
per guarirmi le ferite
Cattivo, cattivo, cattivo, cattivo sei
non si danneggia chi si ama, no
tonto, tonto, tonto sei
non crederti migliore delle donne!
sei cattivo perchè lo vuoi.

Il Veneto, come ridisegnarlo?

Il Veneto, come ridisegnarlo?

Il Veneto, come ridisegnarlo?

La Regione Veneto, due settimane fa, ha deciso di proporre a Roma di mantenere 7 province. Un’idea alquanto bizzarra in tempi di spending review. Insensata per tanti motivi: economici, culturali, politici. Era quasi impossibile che il Governo accettasse di mantenerle, quelle 7 province. Era quasi impossibile che il Governo, senza pensare (e forse senza nemmeno conoscere) all’orografia, all’idrografia, alla posizione degli insediamenti industriali, alla cultura e a molte altre cose, facesse scelte sensate e condivisibili. Ed infatti alla fine Mestre e Treviso rimarranno ancora in due province diverse ed Adria finirá in provincia di Verona, che si trova a quasi 150 km (mentre Padova e Venezia sono molto piú vicine).

Una proposta alternativa, peró, c’era ed era quella costruita dal Sindaco di Vicenza Achille Variati, che proponeva due grandi province, una specie di “Veneto Orientale” e “Veneto Occidentale” capaci di diventare probabilmente tra le 10 province piú popolose d’Italia. Capaci, soprattutto, di riorganizzare il territorio e di essere attori politici utili, non come le attuali province, orpello spesse volte ornamentale o inutile.

Parto, quindi, dalla proposta di Variati per fare alcune riflessioni. Rispetto alla bozza variatiana di dividere il Veneto in tre (ovest, est, belluno) propongo con tre differenze territoriali:

1. il polesine centro-orientale andrebbe nella provincia orientale (Adria con Verona non ha senso);

2. l’area del bassanese andrebbe pure nella provincia orientale (da Bassano si va velocemente, in treno ed in auto, a Padova e Venezia, non a Vicenza e Verona);

3. l’area di Este e Montagnana vanno nella provincia occidentale.

In questo modo le aree coese (oggi divise tra 3 province) di Bassano-Castelfranco-Cittadella e NoventaVicentina-Este-Montagnana-Legnago si troverebbe nella stessa provincia e potrebbero fare piú facilmente distretto.

In secondo luogo è da tenere in considerazione l’aspetto dei nomi e dei capoluoghi di provincia. In questo senso si dovrebbe mettere in atto il gioco di pesi e contrappesi che esiste in Galizia e soprattutto in Castiglia (regioni spagnole) in cui per salvaguardare i localismi si sono inventati alcuni strumenti interessanti. Provo a tradurli nella realtá veneta, una realtá come quelle sopra citate, che si basa sulla rete tra cittá (o meglio dire paesoni) e sull’idea di cittá diffusa.

I nomi dovrebbero essere semplici: Veneto Orientale e Veneto Occidentale. Sono nomi che fanno capire l’obiettivo di queste aggregazioni, ossia un obiettivo pratico di semplificazione amministrativa e di ottimizzazione di servizi.

Le sedi del Presidente della Provincia dovrebbero essere Verona e Padova mentre i Consigli Provinciali dovrebbero trovarsi rispettivamente a Vicenza e Treviso. Tutti gli altri enti (Camera di Commercio, uffici distaccati statali e regionali, sedi della Banca d’Italia) dovrebbero essere organizzati senza piú considerare la coincidenza tra capoluogo di provincia e sede degli uffici distaccati di ogni genere. E’ un’idea novecentesca e che non si basa sull’analisi, puntuale, per ogni servizio, dei bacini ottimali.

Infine, Venezia. Venezia rimarrebbe la sede regionale ma non sarebbe capoluogo di provincia (è il caso di Santiago de Compostela in Galizia): l’area metropolitana veneziana non esiste (e non ha senso) bensì esiste l’area metropolitana veneto-orientale del triangolo tv-mestre-pd. Lo si vede dal dibattito sorto nel padovano in questi giorni.

In altre parole è tempo che tutti impariamo a considerare che questi enti (le province) sono utili se ottimizzano i servizi che offrono e se sono capaci di coordinare aree vaste ma il piú coerenti possibili. Sono enti che servono a immaginare il Veneto di domani, quello capace di fare (e non di parlare di) rete e di rialzarsi dalla crisi grazie ad enti amministrativi ed amministratori lungimiranti ed innovativi. E’ una sfida comune, che dobbiamo cogliere come Veneti. Al di lá dei colori politici, al di lá delle identitá municipali. E’ il tempo del Veneto protagonista.

Appello dei vicentini per Laura Puppato

Abbiamo scelto di votare Laura Puppato alle Primarie del Partito Democratico. Laura è una donna forte, coraggiosa, capace di raccogliere la sfida del cambiamento con la tenacia e la dolcezza che contraddistingue tutte le grandi donne di questo Paese.

Laura è una di noi. Imprenditrice nel settore assicurativo, volontaria in Croazia e Bosnia durante le guerre della Ex Jugoslavia per portare aiuti umanitari, innamorata ed orgogliosa della propria famiglia.

La politica, per lei, come per tutti coloro che ne apprezzano il significato più profondo, è donare il proprio tempo e le proprie competenze alla Comunitá; è un servizio pieno di oneri ed onori, è fondamentalmente amore verso il prossimo.

Laura, come Sindaco di Montebelluna ha difeso la sua terra, combattendo contro l’inceneritore, promuovendo un’efficiente sistema di raccolta differenziata,sostenendo la mobilità dolce. Laura da Sindaco ha fatto diventare la propria città un modello, ricevendo premi per le politiche familiari, la tutela dell’ambiente, la trasparenza. Lo stesso impegno lo spenderà per il Paese, per la nostra Italia.

Noi ci fidiamo di chi ha governato puntando sulle famiglia. Noi ci fidiamo di chi ha governato puntando sulla tutela dell’ambiente. Noi ci fidiamo di chi si è battuto strenuamente in Regione Veneto, eletta grazie a 26 mila preferenze.

Laura ha un programma innovativo. Quando tutti parlano di sviluppo con le ricette del passato, lei ci racconta un futuro sostenibile. Quando tutti hanno timore di dire chiaramente sí all’amore tra due persone, lei sostiene l’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali. Quando tutti chiacchierano di famiglia, lei puó mostrare i propri risultati concreti, nati dall’amore femminile dato alla politica.

Veneta, donna, imprenditrice, volontaria, innamorata dell’Italia. E’ Laura. E noi siamo con lei.

Per sostenere la sua candidatura stiamo raccogliendo le firme in tutta la provincia. Per contattarci scrivi a vicenzaxpuppato@gmail.com, chiama il 0444569552 o visita la pagina facebook Vicenza per Puppato o il sito nazionale www.laurapuppato.it.

Ponzo Keren, Segretario Circolo Pd Trissino, Coordinatrice Comitato Vicenza per Laura Puppato

Andrian Giulia, Pd Schio

Benesso Maria Bruna, Direzione Pd Bassano

Benetti Elisabetta, Pd Noventa

Bertin Eleonora, Presidente Assemblea Cittadina Pd

Biolcati Moreno, Pd Noventa Vicentina

Borsato Gianandrea, Direzione Pd Bassano

Carlotto Desiderio, Segretario Circolo Pd Castelgomberto

Cattelan Germano, Pd Thiene

Cecconato Veronica, Segretario Circolo Pd Montecchio Maggiore

De Toni Cristina, Segretario Circolo Pd Lonigo

Imboccioli Marta, Pd Noventa Vicentina

Lancerin Lucia, Libera Professionista, Bassano

Magnani Liliana, Segretario Circolo Pd Valdagno

Mezzalira Daniele, Pd Bressanvido

Perini Paolo, Pd Bassano

Pieropan Jacopo, Responsabile Pd Zona Leonicena

Peroni Enrico, Segretario Cittadino Pd Vicenza

Rossi Cristina, Segretario Circolo Pd Noventa Vicentina

Stella Mattia, Associazione DELOS

Thiene Maurizio, Pd Noventa Vicentina

Perchè il Premio Nobel all’UE? Qualche idea su ieri, oggi e domani.

I miei quattro nonni sono nati tutti tra il 1909 ed il 1912 e per questo hanno sicuramente avuto la possibilità di percepire cosa siano state le due guerre mondiali, cosa sia stato il totalitarismo fascista, cosa significhi vivere la miseria. Mia madre e mio padre, nati rispettivamente nel 1946 e 1947, hanno vissuto pace, benessere crescente e sicurezza. Hanno avuto la fortuna di crescere in Europa, nel lato occidentale, proprio là dove si è formato un processo volto esattamente a costruire pace e benessere. Un progetto vincente dato che sono inoppugnabili le tesi che lo sviluppo economico europeo sia avvenuto grazie a tre fattori: una duratura pace garantita da istituzioni comuni, una possibilità sempre maggiore di spostamento di merci, servizi, capitali e persone; un sistema di sostegno economico alle aree svantaggiate che ha garantito un aumento della domanda interna dei Paesi che via via si integravano durante il processo di allargamento (come spiegavo per il caso spagnolo qui).

Questo processo di enorme successo in cui pace, commercio, solidarietà e pace si legano in maniera indissolubile è stato premiato con il Nobel per la Pace una settimana fa con delle motivazioni molto chiare con le quali coincido, ossia che l’UE è da premiare “for over six decades contributed to the advancement of peace and reconciliation, democracy and human rights in Europe”.

Queste sei decadi iniziarono formalmente con il Trattato della CECA del 1951 ma i principi economici che regolano l’integrazione europea sono piú facilmente ritrovabili nel Trattato di Roma firmato il 25 marzo 1957, quello che diede vita alla CEE. In questo Trattato erano chiari gli obiettivi per i quali i sei Paesi fondatori erano disponibili a condividere una parte della propria sovranità. Questi principi, fissati in maniera indelebile, erano lo sviluppo armonioso delle attività economiche, l’espansione continua ed equilibrata, l’aumento della stabilità economica e la crescita accelerata degli standard di vita. Nel tempo (analizzando i vari Trattati che si sono succeduti nel tempo) si sono introdotti altri principi economici, alcuni dovuti all’ampliamento della Comunità (pensiamo alla solidarietà ed alla coesione economica), altri a scelte ideologiche dovute al ruolo giocato da taluni Stati (pensiamo all’ossessione inflazionistica tedesca), altri come conseguenza di esternalitá negative della crescita (pensiamo all’ambiente).

La domanda che mi ronza per la testa da diversi mesi, ben prima del Nobel conferito all’istituzione che piú dovrá rappresentarci nel mondo nei prossimi decenni, è molto semplice: gli attuali governanti europei si stanno battendo effettivamente per continuare per garantire pace, benessere e solidarietà? A parte qualsiasi analisi sulla democrazia delle istituzioni, che è opportuna ma prescinde da quello che voglio affermare qui, mi pare evidente che i principi ispiratori di molti degli attori di governo oggi in Europa sono assolutamente  slegati da quelli che hanno ispirato la formazione dell’UE. Invece che pace e benessere collettivi ció che muove le azioni di governance europea sono le necessità della finanza, gli egoismi nazionali e scelte ideologiche preconcette (collegate proprio alle necessità della finanza). Le politiche di austerità imposte come mantra collettivo non fanno altro che danneggiare il benessere degli europei e quindi a favorire l’emergere di partiti che sfruttano gli egoismi nazionali e che quindi sono una possibile futura minaccia alla pace del continente qualora la situazione economica degenerasse davvero.

I governanti europei, quindi, devono prendere atto, cosí come ricorda loro Habermas qui, di quali sia la missione storica che hanno davanti e devono rendersi conto che solo piú integrazione puó salvare quel progetto che ha garantito il piú lungo periodo di pace e di progresso del continente della storia.  Le alternative, per quanto possano piacere ideologicamente ai cultori dei defunti stati nazionali, delle piccole patrie e del localismo, possono portare solo ad un tragico, evidente destino: l’impoverimento dell’Europa. E la povertà diffusa è la melma in cui il nazionalismo razzista ha sguazzato e potrebbe tornare a sguazzare. Con rischi incalcolabili.

Le elezioni nel País Vasco

Pubblicato su TermometroPolitico.it

E’ la prima volta nella storia e forse non è un caso. País Vasco, Cataluña e Galicia votano praticamente insieme il rinnovo dei propri Parlamenti regionali. Ma cosa ha portato ad elezioni anticipate nelle tre Comunità Autonome piú indipendentiste del Regno? Sono tre storie diverse ma fortemente intrecciate. Andiamo con ordine, partiamo dalle elezioni basche.

Le ragioni delle elezioni anticipate.

Il 21 agosto il Presidente del Paese Basco, il socialista Patxi Lopéz, ha convocato le elezioni anticipate per il 21 ottobre. Lopéz è stato eletto nel 2009 grazie ad un’inedita alleanza “españolista” tra PSE-PSOE e PP che estromise dal governo il partito di raccolta del nazionalismo moderato basco, il Pnv, che governava fin dall’inizio della democrazia. La ragione delle elezioni anticipate è dovuta al ritiro dell’appoggio dei Popolari al governo socialista, avvenuto il 7 maggio 2012 in seguito alle critiche del Presidente del governo basco ai tagli del governo popolare a Madrid. In altre parole dopo 3 mesi di governo di minoranza e dopo aver assicurato la stabilità dei conti pubblici con un finanziamento del BEI, Lopéz ha deciso di sottoporsi all’esame elettorale con sei mesi d’anticipo sulla scadenza naturale, evitando di galleggiare senza maggioranza parlamentare.

Economia e Patria

La situazione politica nel Paese Basco, comunque, a prescindere dalle elezioni anticipate, è in profondo mutamento.  I due elementi che stanno influenzando la pre-campagna elettorale (la campagna vera e propria inizierà il 5 ottobre) sono da un lato la crisi economica, date le conseguenze nefaste avute anche nella ricca regione del nord e dall’altro il tema dell’indipendenza, politica ed economica. I temi sono fortemente intrecciati dato che la crisi economica viene in parte imputata alle scelte di Madrid (dei socialisti o dei popolari che siano) e questo ha prodotto, nel tempo, un aumento del sentimento indipendentista, da leggersi come volontà di maggiore autonomia per alcuni, di vera e propria indipendenza politica per altri.

E’ da considerare, inoltre, la cessazione definitiva delle ostilità da parte di ETA avvenuta il 20 ottobre 2011 (un anno prima il giorno delle elezioni, e non è una coincidenza ma una scelta del leader socialista) che ha aperto uno spazio politico considerevole alla sinistra nazionalista (abertzale) che per la prima volta si presenta unita e compatta. La coalizione di forze politiche della sinistra nazionalista, infatti, è data in tutti i sondaggi sopra il 25% dei voti ed i 20 seggi (su 75).

Le elezioni del 2009

 

Ma come si è arrivati, nel 2009, ad eleggere un Parlamento in cui le forze “spagnole”, il PP ed il PSE, hanno conquistato la maggioranza dei seggi quando la maggior parte dei baschi è autonomista o indipendentista?

La ragione principale è il fatto che la Corte Costituzionale spagnola proibì la presentazione alle elezioni per il Parlamento basco di qualsiasi lista che potesse essere ricondotta all’illegale Herri Batasuna (considerato il braccio politico di ETA). In tale occasione il voto indipendentista di sinistra si era diviso tra le piccole forze di sinistra nazionalista slegate da HB (ossia Aralar ed in un certo senso EB) ed il PNV ed un immenso numero di schede bianche/nulle.

La vittoria dell’ “españolismo” nel 2009, quindi, è nata dall’impossibilità di partecipare di un ampio ambito politico (precedentemente sempre rappresentato, come si puó vedere nella tabella che riporta i dati delle elezioni basche dal 1980 ad oggi) che oggi vuole prendersi la propria rivincita. Morale ma soprattutto politica.

1980 1984 1986 1990 1994 1998 2001 2005 2009
PNV 38,1% 42,0% 23,7% 28,5% 29,3% 28,0% 42,7% 38,7% 38,6%
EA 15,8% 11,4% 10,1% 8,7% PNV PNV 3,7%
PSOE 14,2% 23,1% 22,1% 19,9%
EE 9,8% 8,0% 10,1% 7,8%
PSE-EE 16,8% 17,6% 17,9% 22,7% 30,7%
PP 4,8% 9,4% 4,9% 8,2% 14,2% 20,1% 23,1% 17,4% 14,1%
UA 1,4% 2,7% 1,3% PP
HB 16,6% 14,6% 17,5% 18,3% 16,0% 17,9% 10,1% 12,4%
PCE / EBB-IU 4,0% 1,4% 1,1% 1,4% 9,0% 5,7% 5,6% 5,4% 3,5%
UPYD 2,2%
ARALAR 2,3% 6,0%
UDC-CDS 8,5% 3,5% 0,7%

Chi governerà?

Che la somma delle forze politiche indipendentiste/autonomiste raggiunga il 55-60% dei voti e quindi vinca è quasi certo. I tagli che i governi socialista e popolare hanno dovuto fare per via della crisi economica (sia a Vitoria che a Madrid)  ed il contesto sociale derivato dalla contestata “vittoria” del 2009 produrranno verosimilmente una perdita importante di voti e seggi per i due partiti nazionali. I sondaggi lo confermano, come si vede nella tabella di seguito.

Ma se è certo chi vincerà non è chiaro chi governerà! Come si evidenzia dai sondaggi vi sarà una notevole difficoltà nel costruire una coalizione. Nessun partito pare poter raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. Vediamo quali coalizioni potrebbero sorgere.

Elezioni 2009 giu-12 giu-12 giu-12 ago-12 ago-12 set-12 set-12
Ikerfel NC report low cost sigma dos NC report NC report NC report
PNV 30 24-26 22-24 25-26 24-25 22-25 23-26 23-25
EHBildu (4+1)* 19-21 21-22 19-20 21-22 20-22 21-22 21-24
PSE-EE 25 14-17 15-16 18-19 17 14-16 14-16 14-15
IU 1 2 1-2 0-3 0 2 0-1 1-2
PP 13 11-12 14 10 12 11-13 11-13 11-13
UPYD 1 0 0 0 0 1 1 0

*Si intendono i seggi di EA e Aralar separatamente, oggi entrambi facenti parte della Coalizione Bildu

Governi 1980 1987 PNV
1987 1991 PNV PSOE
1991 1998 PNV PSE-EE EA
1998 2001 PNV EA
2001 2009 PNV EA EBB
2009 2012 PSE-EE PP

Come si può vedere nelle precedenti esperienze di governo le uniche due alleanze già sperimentate sono quelle tra PSE-EE e PP e tra PNS e PSE-EE. La prima è impossibile numericamente. La seconda, invece, permetterebbe di raggiungere i 38 seggi necessari per governare. Ció nonostante il PNV è stato escluso dal potere proprio dai socialisti dopo 29 anni ininterrotti di governo della regione e quindi sembra improbabile una coalizione tra le due forze.

In secondo luogo un’ipotetica coalizione di sinistra tra il PSE-EE e Bildu pare altrettanto improbabile. Oltre al fatto che è stata esclusa categoricamente da parte dei socialisti, c’è da considerare che questa eventuale alleanza locale porterebbe ad un indebolimento fortissimo dei socialisti nel resto del Paese, dove la sinistra indipendentista basca viene vista con sospetto se non addirittura con ostilità.

Rimangono possibili altre due alleanze: quella tra PNV e Bildu, in una logica di divisione tra “baschismo” e “spagnolismo”, la quale avrebbe sicuramente i numeri per governare ma pare difficile per i diversi progetti economici e per quello che significherebbe, per il PNV, governare con gli eredi di Herri Batasuna; quella tra PNV e PP, in una logica di intesa tra forze conservatrici (nonostante il PNV sia conservatore a parole ma abbia sempre governato con forze di sinistra e abbia costruito uno stato sociale molto generoso) che, peró, sarebbe difficile nei numeri e deleteria per il PNV che perderebbe molto consenso indipendentista in direzione di Bildu.

Pare, quindi, probabile che non nasca nessuna coalizione e che il primo partito (che sia PNV o Bildu) provi a governare in solitario, come già è successo dopo le elezioni provinciali basche del 2011 (nel Paese Basco, a differenza del resto della Spagna, le Diputaciones Provinciales sono elette direttamente dai cittadini).

Il futuro di Vicenza: turismo e sostenibilitá. ASCOM se ne renda conto.

(A proposito di PUM)

Pubblicato su VicenzaPiú, NuovaVicenza, Il Giornale di Vicenza, Pd Vicenza cittá.

Vicenza è una città bellissima che per tornare ad attirare flussi economici deve puntare sulla propria bellezza e sul settore turistico come strumenti di crescita e sviluppo. Allo stesso tempo Vicenza è tra le città piú inquinate del nord Italia, con un numero di giorni di superamento delle PM10 che è pari a quello di grandi città come Torino o Milano.

Queste sono le ragioni principali per cui l’Amministrazione ha prodotto un Piano Urbano della Mobilità coraggioso, in cui vengono incentivati il trasporto su autobus e su bici, per liberare dalle catene dello smog la nostra stupenda città e così attirare turismo e garantire una migliore qualità della vita a tutti i cittadini.

Ascom, assolutamente fuori dalla storia, immagina che la Vicenza del domani sia la Vicenza degli anni ’80 e ’90, quella del trionfo delle auto come unico mezzo di trasporto. Ragioni economiche ed ecologiche ce lo impediscono. Se ne rendano conto ed aiutino l’Amministrazione, magari individuando soluzioni innovative come sistemi di scontistica per i clienti che arrivano in autobus o in bici al negozio.