Pubblicato su TermometroPolitico.it

E’ la prima volta nella storia e forse non è un caso. País Vasco, Cataluña e Galicia votano praticamente insieme il rinnovo dei propri Parlamenti regionali. Ma cosa ha portato ad elezioni anticipate nelle tre Comunità Autonome piú indipendentiste del Regno? Sono tre storie diverse ma fortemente intrecciate. Andiamo con ordine, partiamo dalle elezioni basche.

Le ragioni delle elezioni anticipate.

Il 21 agosto il Presidente del Paese Basco, il socialista Patxi Lopéz, ha convocato le elezioni anticipate per il 21 ottobre. Lopéz è stato eletto nel 2009 grazie ad un’inedita alleanza “españolista” tra PSE-PSOE e PP che estromise dal governo il partito di raccolta del nazionalismo moderato basco, il Pnv, che governava fin dall’inizio della democrazia. La ragione delle elezioni anticipate è dovuta al ritiro dell’appoggio dei Popolari al governo socialista, avvenuto il 7 maggio 2012 in seguito alle critiche del Presidente del governo basco ai tagli del governo popolare a Madrid. In altre parole dopo 3 mesi di governo di minoranza e dopo aver assicurato la stabilità dei conti pubblici con un finanziamento del BEI, Lopéz ha deciso di sottoporsi all’esame elettorale con sei mesi d’anticipo sulla scadenza naturale, evitando di galleggiare senza maggioranza parlamentare.

Economia e Patria

La situazione politica nel Paese Basco, comunque, a prescindere dalle elezioni anticipate, è in profondo mutamento.  I due elementi che stanno influenzando la pre-campagna elettorale (la campagna vera e propria inizierà il 5 ottobre) sono da un lato la crisi economica, date le conseguenze nefaste avute anche nella ricca regione del nord e dall’altro il tema dell’indipendenza, politica ed economica. I temi sono fortemente intrecciati dato che la crisi economica viene in parte imputata alle scelte di Madrid (dei socialisti o dei popolari che siano) e questo ha prodotto, nel tempo, un aumento del sentimento indipendentista, da leggersi come volontà di maggiore autonomia per alcuni, di vera e propria indipendenza politica per altri.

E’ da considerare, inoltre, la cessazione definitiva delle ostilità da parte di ETA avvenuta il 20 ottobre 2011 (un anno prima il giorno delle elezioni, e non è una coincidenza ma una scelta del leader socialista) che ha aperto uno spazio politico considerevole alla sinistra nazionalista (abertzale) che per la prima volta si presenta unita e compatta. La coalizione di forze politiche della sinistra nazionalista, infatti, è data in tutti i sondaggi sopra il 25% dei voti ed i 20 seggi (su 75).

Le elezioni del 2009

 

Ma come si è arrivati, nel 2009, ad eleggere un Parlamento in cui le forze “spagnole”, il PP ed il PSE, hanno conquistato la maggioranza dei seggi quando la maggior parte dei baschi è autonomista o indipendentista?

La ragione principale è il fatto che la Corte Costituzionale spagnola proibì la presentazione alle elezioni per il Parlamento basco di qualsiasi lista che potesse essere ricondotta all’illegale Herri Batasuna (considerato il braccio politico di ETA). In tale occasione il voto indipendentista di sinistra si era diviso tra le piccole forze di sinistra nazionalista slegate da HB (ossia Aralar ed in un certo senso EB) ed il PNV ed un immenso numero di schede bianche/nulle.

La vittoria dell’ “españolismo” nel 2009, quindi, è nata dall’impossibilità di partecipare di un ampio ambito politico (precedentemente sempre rappresentato, come si puó vedere nella tabella che riporta i dati delle elezioni basche dal 1980 ad oggi) che oggi vuole prendersi la propria rivincita. Morale ma soprattutto politica.

1980 1984 1986 1990 1994 1998 2001 2005 2009
PNV 38,1% 42,0% 23,7% 28,5% 29,3% 28,0% 42,7% 38,7% 38,6%
EA 15,8% 11,4% 10,1% 8,7% PNV PNV 3,7%
PSOE 14,2% 23,1% 22,1% 19,9%
EE 9,8% 8,0% 10,1% 7,8%
PSE-EE 16,8% 17,6% 17,9% 22,7% 30,7%
PP 4,8% 9,4% 4,9% 8,2% 14,2% 20,1% 23,1% 17,4% 14,1%
UA 1,4% 2,7% 1,3% PP
HB 16,6% 14,6% 17,5% 18,3% 16,0% 17,9% 10,1% 12,4%
PCE / EBB-IU 4,0% 1,4% 1,1% 1,4% 9,0% 5,7% 5,6% 5,4% 3,5%
UPYD 2,2%
ARALAR 2,3% 6,0%
UDC-CDS 8,5% 3,5% 0,7%

Chi governerà?

Che la somma delle forze politiche indipendentiste/autonomiste raggiunga il 55-60% dei voti e quindi vinca è quasi certo. I tagli che i governi socialista e popolare hanno dovuto fare per via della crisi economica (sia a Vitoria che a Madrid)  ed il contesto sociale derivato dalla contestata “vittoria” del 2009 produrranno verosimilmente una perdita importante di voti e seggi per i due partiti nazionali. I sondaggi lo confermano, come si vede nella tabella di seguito.

Ma se è certo chi vincerà non è chiaro chi governerà! Come si evidenzia dai sondaggi vi sarà una notevole difficoltà nel costruire una coalizione. Nessun partito pare poter raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. Vediamo quali coalizioni potrebbero sorgere.

Elezioni 2009 giu-12 giu-12 giu-12 ago-12 ago-12 set-12 set-12
Ikerfel NC report low cost sigma dos NC report NC report NC report
PNV 30 24-26 22-24 25-26 24-25 22-25 23-26 23-25
EHBildu (4+1)* 19-21 21-22 19-20 21-22 20-22 21-22 21-24
PSE-EE 25 14-17 15-16 18-19 17 14-16 14-16 14-15
IU 1 2 1-2 0-3 0 2 0-1 1-2
PP 13 11-12 14 10 12 11-13 11-13 11-13
UPYD 1 0 0 0 0 1 1 0

*Si intendono i seggi di EA e Aralar separatamente, oggi entrambi facenti parte della Coalizione Bildu

Governi 1980 1987 PNV
1987 1991 PNV PSOE
1991 1998 PNV PSE-EE EA
1998 2001 PNV EA
2001 2009 PNV EA EBB
2009 2012 PSE-EE PP

Come si può vedere nelle precedenti esperienze di governo le uniche due alleanze già sperimentate sono quelle tra PSE-EE e PP e tra PNS e PSE-EE. La prima è impossibile numericamente. La seconda, invece, permetterebbe di raggiungere i 38 seggi necessari per governare. Ció nonostante il PNV è stato escluso dal potere proprio dai socialisti dopo 29 anni ininterrotti di governo della regione e quindi sembra improbabile una coalizione tra le due forze.

In secondo luogo un’ipotetica coalizione di sinistra tra il PSE-EE e Bildu pare altrettanto improbabile. Oltre al fatto che è stata esclusa categoricamente da parte dei socialisti, c’è da considerare che questa eventuale alleanza locale porterebbe ad un indebolimento fortissimo dei socialisti nel resto del Paese, dove la sinistra indipendentista basca viene vista con sospetto se non addirittura con ostilità.

Rimangono possibili altre due alleanze: quella tra PNV e Bildu, in una logica di divisione tra “baschismo” e “spagnolismo”, la quale avrebbe sicuramente i numeri per governare ma pare difficile per i diversi progetti economici e per quello che significherebbe, per il PNV, governare con gli eredi di Herri Batasuna; quella tra PNV e PP, in una logica di intesa tra forze conservatrici (nonostante il PNV sia conservatore a parole ma abbia sempre governato con forze di sinistra e abbia costruito uno stato sociale molto generoso) che, peró, sarebbe difficile nei numeri e deleteria per il PNV che perderebbe molto consenso indipendentista in direzione di Bildu.

Pare, quindi, probabile che non nasca nessuna coalizione e che il primo partito (che sia PNV o Bildu) provi a governare in solitario, come già è successo dopo le elezioni provinciali basche del 2011 (nel Paese Basco, a differenza del resto della Spagna, le Diputaciones Provinciales sono elette direttamente dai cittadini).

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