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Il Veneto, come ridisegnarlo?

Il Veneto, come ridisegnarlo?

La Regione Veneto, due settimane fa, ha deciso di proporre a Roma di mantenere 7 province. Un’idea alquanto bizzarra in tempi di spending review. Insensata per tanti motivi: economici, culturali, politici. Era quasi impossibile che il Governo accettasse di mantenerle, quelle 7 province. Era quasi impossibile che il Governo, senza pensare (e forse senza nemmeno conoscere) all’orografia, all’idrografia, alla posizione degli insediamenti industriali, alla cultura e a molte altre cose, facesse scelte sensate e condivisibili. Ed infatti alla fine Mestre e Treviso rimarranno ancora in due province diverse ed Adria finirá in provincia di Verona, che si trova a quasi 150 km (mentre Padova e Venezia sono molto piú vicine).

Una proposta alternativa, peró, c’era ed era quella costruita dal Sindaco di Vicenza Achille Variati, che proponeva due grandi province, una specie di “Veneto Orientale” e “Veneto Occidentale” capaci di diventare probabilmente tra le 10 province piú popolose d’Italia. Capaci, soprattutto, di riorganizzare il territorio e di essere attori politici utili, non come le attuali province, orpello spesse volte ornamentale o inutile.

Parto, quindi, dalla proposta di Variati per fare alcune riflessioni. Rispetto alla bozza variatiana di dividere il Veneto in tre (ovest, est, belluno) propongo con tre differenze territoriali:

1. il polesine centro-orientale andrebbe nella provincia orientale (Adria con Verona non ha senso);

2. l’area del bassanese andrebbe pure nella provincia orientale (da Bassano si va velocemente, in treno ed in auto, a Padova e Venezia, non a Vicenza e Verona);

3. l’area di Este e Montagnana vanno nella provincia occidentale.

In questo modo le aree coese (oggi divise tra 3 province) di Bassano-Castelfranco-Cittadella e NoventaVicentina-Este-Montagnana-Legnago si troverebbe nella stessa provincia e potrebbero fare piú facilmente distretto.

In secondo luogo è da tenere in considerazione l’aspetto dei nomi e dei capoluoghi di provincia. In questo senso si dovrebbe mettere in atto il gioco di pesi e contrappesi che esiste in Galizia e soprattutto in Castiglia (regioni spagnole) in cui per salvaguardare i localismi si sono inventati alcuni strumenti interessanti. Provo a tradurli nella realtá veneta, una realtá come quelle sopra citate, che si basa sulla rete tra cittá (o meglio dire paesoni) e sull’idea di cittá diffusa.

I nomi dovrebbero essere semplici: Veneto Orientale e Veneto Occidentale. Sono nomi che fanno capire l’obiettivo di queste aggregazioni, ossia un obiettivo pratico di semplificazione amministrativa e di ottimizzazione di servizi.

Le sedi del Presidente della Provincia dovrebbero essere Verona e Padova mentre i Consigli Provinciali dovrebbero trovarsi rispettivamente a Vicenza e Treviso. Tutti gli altri enti (Camera di Commercio, uffici distaccati statali e regionali, sedi della Banca d’Italia) dovrebbero essere organizzati senza piú considerare la coincidenza tra capoluogo di provincia e sede degli uffici distaccati di ogni genere. E’ un’idea novecentesca e che non si basa sull’analisi, puntuale, per ogni servizio, dei bacini ottimali.

Infine, Venezia. Venezia rimarrebbe la sede regionale ma non sarebbe capoluogo di provincia (è il caso di Santiago de Compostela in Galizia): l’area metropolitana veneziana non esiste (e non ha senso) bensì esiste l’area metropolitana veneto-orientale del triangolo tv-mestre-pd. Lo si vede dal dibattito sorto nel padovano in questi giorni.

In altre parole è tempo che tutti impariamo a considerare che questi enti (le province) sono utili se ottimizzano i servizi che offrono e se sono capaci di coordinare aree vaste ma il piú coerenti possibili. Sono enti che servono a immaginare il Veneto di domani, quello capace di fare (e non di parlare di) rete e di rialzarsi dalla crisi grazie ad enti amministrativi ed amministratori lungimiranti ed innovativi. E’ una sfida comune, che dobbiamo cogliere come Veneti. Al di lá dei colori politici, al di lá delle identitá municipali. E’ il tempo del Veneto protagonista.


Pubblicato su http://www.termometropolitico.it

Era il 1994. Berlusconi scendeva in campo, D’Alema diventava Segretario del PDS, Matteo Renzi vinceva alla Ruota della Fortuna e Bersani era Presidente dell’Emilia Romagna. E cosa faceva Laura Puppato, la terza incomoda alle Primarie del PD? In quell’anno Laura viaggiava in direzione Bosnia in missioni umanitarie, trovando il tempo per intraprendere nella sua Montebelluna, dove gestiva (e gestisce) un’agenzia assicurativa. Solidarietà, impresa, famiglia. Sembra di leggere un trattato di sociologia sul miracolo del Nordest. Ed invece è Laura Puppato, donna vera, decisa, sicura delle proprie idee e scelte.


Decide di dedicarsi alla propria comunità locale nel 2002 quando si candida, vincendo, a Sindaco a Montebelluna, città di quella “pedemontana veneta” capace di diventare l’area con il piú alto PIL pro capite in Europa a cavallo tra gli anni ’90 e gli anni 2000. Una vittoria inaspettata, ottenuta cambiando il frame di riferimento a livello locale, giocando una partita sul domani, sapendo essere lungimirante senza perdere di vista il contesto socio-culturale.

Negli otto anni di governo di Montebelluna Puppato diventa un simbolo in tutto il Veneto progressista. Risultano vincenti i suoi modi di fare: decisa, concreta, testarda. Ma sono convincenti soprattutto le sue parole d’ordine e le sue scelte di policy.

Forse per conoscere meglio la capogruppo del Pd del Veneto, quindi, dobbiamo tornare alla sua unica, lunga esperienza di governo. Lasciando parlare i fatti.

I tre elementi di forza dell’amministrazione negli otto anni di guida della città sono stati ambiente, politiche familiari e trasparenza. Questo non significa che siano le uniche cose fatte bensì significa che sono i settori di policy in cui Montebelluna tra il 2002 ed il 2010 è risultata città modello.
L’azione ambientalista si dispiega nell’ambito della gestione dei rifiuti, della mobilità sostenibile e del risparmio energetico. Montebelluna diventa, a partire dal 2005 e fino ad oggi, la prima città sopra i 25 mila per raccolta differenziata in Italia. Nel 2010, quando Puppato lascia, la città è oltre l’82% di differenziata. Ciò ha prodotto una notevole diminuzione del quantitativo di rifiuti che vanno in inceneritore ed ha prodotto un aumento di posti di lavoro dovuto alla gestione della raccolta differenziata.

Per quel che concerne la mobilità sostenibile vengono realizzati nuovi percorsi ciclopedonali, viene sviluppato il pedibus e vengono attivate una serie di iniziative di sensibilizzazione all’uso della bici. Per queste ragioni Montebelluna viene premiata nel 2004 con il “Premio Nazionale Città amiche della bicicletta”. La ciliegina sulla torta giunge nel 2006, con il Premio Nazionale “Enti locali per Kyoto”. L’iniziativa, realizzata dal Kyoto Club e finanziato dal Ministero per l’Ambiente e la Tutela del Territorio, è finalizzata a risparmiare energia, ridurre le emissioni di anidride carbonica e sperimentare il funzionamento di meccanismi di scambio di quote di emissione tra Enti Locali.

Per quanto riguarda il risparmio energetico è da ricordare la costruzione di una nuova scuola materna costruita secondo i concetti della “casa passiva”, ragione per cui Montebelluna è stata premiata nel 2008 con il Leone dell’Innovazione e della Qualità all’interno della fiera “Dire & Fare nel Nord Est” organizzata dall’ANCI del Veneto

In merito alle politiche familiari il punto di partenza è stato quello del coinvolgimento attivo delle famiglie nel rapporto con l’amministrazione comunale al fine di costruire le policy di governo sulla base delle reali esigenze delle famiglie. Il lavoro con le famiglie ha permesso, quindi, di sviluppare una serie di progetti quali ad esempio i punti bebè per allattamento e cambio dei bimbi in vari punti della città, i parcheggi “rosa” nel centro storico per coloro che hanno figli fino ai 3 anni di età. Per questo progetto il Comune di Montebelluna ha ricevuto il Premio Amico della Famiglia 2007 dal Ministero delle Politiche per la Famiglia ed il  Marchio Famiglia della Regione Veneto a partire dal 2008.

Infine la trasparenza. Nell’epoca attuale la trasparenza passa ormai per la capacità di essere visibili e di offrire informazioni e servizi chiari on-line e per questo è da sottolineare come il sito del Comune di Montebelluna abbia ottenuto la certificazione W3C (World Wide Web Consortium – Consorzio Mondiale per il Web) che attesta l’accessibilità, la reperibilità e l’usabilità del sito comunale a tutti gli utenti, anche diversamente abili.

Partendo da quanto è stato fatto si può capire lo spirito del progetto politico di Laura Puppato. Per ora il nuovo sito internet ed il programma della candidato non sono ancora disponibili. Lo saràa breve e ve ne parleremo subito.